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Night time park scene

Crescere con Bing: Guida per genitori sul ruolo nelle emozioni dei bambini

Anche se mamma e papà vorrebbero solo amore e felicità nella vita del proprio bambino, a volte anche per i più piccini non sempre splende il sole o almeno non splende per tutto il giorno. Crescere un bambino significa anche accompagnarlo nel grande viaggio delle emozioni: gioia, paura, rabbia, tristezza, senso di colpa, coraggio. E insegnare a gestirle in modo semplice, alla ricerca di una luce o di un arcobaleno alla fine. Il ruolo del genitore è essere presente, ascoltare, accompagnare il bambino nel percorso di crescita.


Non si tratta di avere sempre la risposta giusta, ma di camminare accanto al bambino, offrendogli strumenti e, soprattutto, amore.


I bambini, specie nei primi anni di vita, non hanno ancora parole chiare per descrivere ciò che provano, e spesso tocca a noi adulti aiutarli a capire, esprimere e trasmettere le loro emozioni e le loro sensazioni.  I temi che tratteremo sono delicati ma fondamentali:

-        come affrontare una perdita

-        dire addio e lasciar andare

-        imparare a dire addio

-        rinunciare a qualcosa

-        chiedere scusa e mostrare rimorso

-        chiedere scusa e migliorare

-        gestire e affrontare le paure

-        affrontare ansie e dubbi

-        scoprire cosa significa essere coraggiosi

 

1.  Come affrontare una perdita

La perdita è un’esperienza inevitabile. Per i bambini piccoli può essere la morte di un animale domestico, il seccarsi di una piantina, la perdita di un peluche, la scomparsa di un nonno. I bambini vivono queste esperienze con grande intensità e a volte non commisurato con il valore dell’oggetto. Ad esempio, quando il bambino perde il suo palloncino, il dolore che prova può essere così forte e autentico da farlo scoppiare in un pianto disperato.  Un errore sarebbe pensare che si tratti di un bambino “esagerato” o “frignone”. Invece è importante mostrarsi disponibili e aperti all’ascolto, non minimizzare con frasi come “non è niente” o “non piangere”. Perché quel palloncino scappato dalle mani per noi non adulti non è nulla ma per il bambino in quell’esatto istante è tanto, è “tutto”. Il pianto è un modo naturale per elaborare il proprio dolore e per dar vita alle emozioni, per cui non soffochiamole, né ridicolizziamo il bambino dicendo che “fa il piccolo”. È invece utile parlare di quello che sta succedendo in modo semplice e concreto, cercando qualche frase di consolazione con un pizzico di fantasia.  I bambini imparano che la vita ha momenti di separazione e di mancanza, e che non sono soli ad affrontarli. Il compito del genitore non è togliere il dolore, ma renderlo condivisibile.

2. Dire addio e lasciar andare

Dire addio è un passaggio fondamentale, ma difficile. I bambini non hanno il senso del tempo e soprattutto lasciare un posto dove sono difficili ai loro occhi appare veramente ingiusto. Ad esempio, lasciare il parco giochi non è mai semplice: il divertimento vorrebbe continuare all’infinito.  E il pianto diventa inevitabile nel più dei casi. Per poter aiutare il bambino in questo doloroso distacco è importante innanzitutto prepararlo, ovvero avvisare con anticipo (“Ci fermiamo solo una mezz’ora”, “Tra cinque minuti andiamo via”, etc.). E cercare anche in questo caso di proiettare la mente del bambino su un qualcosa di positivo, tipo “Possiamo tornare domani”, o “Andiamo a comprare il gelato prima di tornare a casa”. E di fronte alle lacrime vale sempre il consiglio di non rimproverare ma cercare di ritornare bambini e ricordarci quanto ci piaceva trascorrere tempo al parco. Un sorriso, una carezza, una parola di comprensione che rafforzi il legame e le esperienze di ieri e oggi, sono utili per insegnare a dire addio con piccoli gesti quotidiani e a preparare il bambino a gestire i grandi addii della vita.

3. Imparare a dire addio

I grandi addii, cambiare scuola, dire addio a una baby-sitter, salutare un amico che si trasferisce, sono esperienze che possono turbare molto un bambino. E la frase “è piccolo, dimentica facilmente” non è sempre una regola. Ecco perché non bisogna trascurare la sensibilità dei più piccoli, parlare di ciò che sta accadendo concedendo il tempo giusto per il bambino di capire e farci le domande.  E anche in questo caso possono essere d’aiuto fantasia e creatività: perché non un disegno di saluto per i compagni di asilo?  Ricordiamoci che, anche se cambia il contesto, le emozioni restano ed essere pronti ad accogliere nuove esperienze aiuta a crescere e diventare più forti.

4. Rinunciare a qualcosa

Una delle lezioni più difficili per i bambini piccoli è la rinuncia. Condividere un giocattolo, aspettare il proprio turno, lasciare l’ultimo biscotto a un fratellino. E se noi adulti sappiamo che rinunciare educa al rispetto degli altri e alla gestione del proprio desiderio, questo messaggio è veramente difficile cda trasmettere a un bambino. Se non lo si vuole far etichettare come “viziato”, in realtà è anche opportuno non forzarlo alla rinuncia. È cioè importante che, anche se piccolo, capisca il valore, l’importanza dei suoi gesti. Con un dialogo si può proporre di far giocare l’amichetto con la propria macchinina e lodarlo per la sua scelta, “Hai rinunciato al tuo turno, sei stato molto generoso”. E come in tutto, ricordiamoci che anche in questo caso noi genitori siamo un modello a cui i bambini si ispirano. Per cui, noi primi, con i nostri fare quotidiano dobbiamo dare l’esempio: i bambini imparano osservando genitori che cedono, condividono, aspettano.

5. Chiedere scusa e mostrare rimorso

Dire “scusa” è difficile sia per gli adulti che per i bambini. Ma c’è una differenza: il bambino piccolo non dice scusa per convenzione, lo fa quando comprende davvero di aver sbagliato. E qui sta il ruolo dei genitori, che inizia dallo spiegare l’effetto e le conseguenze delle azioni del bambino. Spesso i bambini non sanno che potendo spingere il fratellino più piccolo possono fargli del mare, per cui è importante innanzitutto parlarne. Ma ancora più importante è non forzare la parola “scusa”: dire “chiedi scusa subito!” non insegna empatia, ma solo obbedienza. È importante che il bambino capisca che ha sbagliato, non che ripeta una formula A volte un gesto concreto (un abbraccio, un aiuto) ha molto più valore di una semplice parola e porta con sé il rimorso del bambino che capisce il suo errore.

6. Chiedere scusa e migliorare

Imparare dai propri errori, provando a cambiare comportamento, è importante: se il bambino ha fatto cadere un amico spingendolo, la volta dopo fa più attenzione. Il ruolo dei genitori consiste nell’educare a ciò che è sbagliato e nel lodare le buone azioni e i piccoli miglioramenti. Così i bambini capiscono che le scuse non sono solo parole, ma un ponte verso nuove possibilità: si sbaglia, ma si può imparare.

7. Gestire e affrontare le proprie paure

Tutti i bambini hanno paure: il buio, i mostri sotto il letto, i rumori forti, la separazione dai genitori. Il ruolo dei genitori è dimostrarsi aperti al dialogo, ad ascoltare le paure, senza banalizzare e senza semplicemente soffocarle al motto “Non c’è niente da temere”. Per il bambino, la paura esiste davvero e un semplice “non esiste” a volte da solo non basta. Si può provare a parlarne con un linguaggio semplice e a capire cosa fa più paura: avere paura non è segno di debolezza, ma una parte normale della crescita. E quindi provare a capire se con un oggetto consolatorio e rassicurante, una lucina, un peluche, un giocattolo, il bambino potrebbe sentirsi più sicuro. 

8. Affrontare e superare le paure

Gestire la paura è il primo step, affrontarla è il secondo. In questo caso la parola d’ordine è “non avere fretta”. Non esporre subito il bambino a ciò che teme per dimostrargli che le sue paure sono irrazionali, ma piccoli passi. Ci si può aiutare con il gioco: giocare al “mostro” o al “buio” permette di elaborare le proprie emozioni. Superare le paure non significa eliminarle, ma imparare a viverle con più serenità.

9. Affrontare le paure, l’ansia e i dubbi

Ansie e dubbi ci accompagnano insieme alle paure fin da piccoli. Creare uno spazio di dialogo quotidiano, ad esempio la sera, per parlare insieme della giornata all’asilo e delle emozioni vissute può essere utile per capire meglio le emozioni dei più piccoli. 

10. Essere coraggiosi

Infine, il coraggio.
Molti pensano che coraggioso significhi “non avere paura”, come i pirati. In realtà, il coraggio è avere paura, ma con cuore che batte forte scegliere comunque di andare avanti. Il ruolo dei genitori sta nell’insegnare tutto ciò ai propri figli. Raccontare storie di coraggio quotidiano: aiutare un amico, affrontare un temporale, andare dal dottore.  E valorizzare il gesto: “Sei stato coraggioso a farti visitare dal dottore”. E come sempre la sincerità e l’esempio sono di grande aiuto. Per cui ricordiamo di insegnare ai bambini che anche l’adulto ha le sue paure, ma le affronta.